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Nel Medioevo i monaci erano soggetti a lunghi ed estenuanti digiuni. Pochi erano i cibi e le bevande che, per disposizioni ecclesiastica, non rompevano il digiuno. Tra questi la birra. Fu così che per sostenersi nei periodi di astinenza alcuni monaci del Nord Europa iniziarono a produrre la birra. Per darsi ancora più vigore produssero una birra di alta gradazione alcolica, corposa, quasi un alimento liquido. La tradizione venne mantenuta attraverso i secoli ed oggi giorno si producono ancora le birre trappiste ma sono solo sei o sette produttori sono autorizzati a denominare le proprie birre con il logo Authentic Trappist Product..
Esistono “soltanto” 7 birre trappiste. Si tratta di “Bierès de Chimay”, “Brasserie d’Orval”, “Brasserie de Rochefort”, “Brouwerij Westmalle”, “Westvleteren”, “Brouwerij de Achelse Kluis” e Brouwerij De Koningshoeven de la Trappe. Nessun’altra birra ha il diritto di portare la menzione “trappista”. Molta gente utilizza, a torto, la parola “trappista”.
Le birre trappiste hanno generalmente un forte tenore in alcool (da 6 a 12 gradi), sono bionde o brune, rifermentate in bottiglie, con un gusto dolce-amaro leggermente tostato.
Accostamenti bibliofili: La birra trappista è particolarmente esaltata, e viceversa, dall’accostamento dei seguenti autori:
Accostamenti gastronomici: La birra, per me, si accompagna benissimo al pane e salame e al pane e formaggio. Cibi semplici e gustosi che vengono esaltati da una bevanda sublime e rinfrescante.
Accostamenti musicali: Con brani di canto gregoriano rigorosamente in latino.
Il mese prossimo andremo nel Veneto, visiteremo la Valpolicella, e parleremo dell’Amarone.